SENTENZA N. 28507 DEL 23 DICEMBRE 2005
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RAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO – EQUA RIPARAZIONE – LEGITTIMAZIONE DEGLI EREDI DELLA PARTE – ISTANZA DI PRELIEVO
In tema di equa riparazione per violazione del termine di durata ragionevole del processo, le Sezioni Unite, superando l’indirizzo restrittivo finora accolto dalla giurisprudenza di legittimità (da ultimo, Sez. I, 14 gennaio 2003, n. 360), riconoscono la legittimazione degli eredi alla proposizione della domanda di equo indennizzo per l’eccessiva durata di un processo instaurato dal loro dante causa prima dell’entrata in vigore della legge 24 marzo 2001, n. 89 (col solo limite che la domanda di equa riparazione non sia stata già proposta alla Corte di Strasburgo e che questa si sia già pronunciata sulla sua ricevibilità). A sostegno del revirement, sollecitato da un’ordinanza interlocutoria della I Sezione civile, le Sezioni Unite escludono che la fonte del riconoscimento del diritto all’equa riparazione possa essere ravvisata nella sola normativa nazionale e ribadiscono il principio – già enunciato nelle sentenze n. 1338, n. 1339 e n. 1340 del 2004 delle Sezioni Unite – secondo cui il fatto costitutivo del diritto all’indennizzo attribuito dalla legge nazionale coincide con la violazione della norma contenuta nell’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, di immediata rilevanza nel diritto interno. L’odierna sentenza riconosce inoltre che la lesione del diritto ad una ragionevole durata del processo va riscontrata, anche per le cause proposte davanti al giudice amministrativo, con riferimento al periodo di tempo decorso dall’instaurazione del procedimento, senza che su di esso possa incidere la mancata o ritardata presentazione dell’istanza di prelievo. La presenza di strumenti sollecitatori – affermano le Sezioni Unite – non sospende né differisce il dovere dello Stato di pronunciare sulla domanda, né implica il trasferimento sul ricorrente della responsabilità per il superamento del termine ragionevole per la definizione del giudizio, salva restando la valutazione del comportamento della parte al solo fine dell’apprezzamento dell’entità del lamentato pregiudizio.
 
Testo Completo:

Sentenza n. 28507 del 23 dicembre 2005

(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore U. Vitrone)



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