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Storia del Palazzo di Giustizia

Palazzo di Giustizia

La zona di Prati Castello, occupata sin dal Rinascimento da vigne e sporadici edifici prospicienti il Tevere, era rimasta pressoché inalterata sino agli ultimi anni del XIX secolo, con le sue caratteristiche di paesaggio fluviale in cui spiccavano i grandi complessi di San Pietro, del Vaticano e di Castel Sant'Angelo.
A seguito della demolizione delle fortificazioni medioevali del "castello"e della conseguente sistemazione degli argini del Tevere, nel 1889 iniziarono i lavori per la costruzione del ponte Umberto I e del Palazzo di Giustizia. Il Comune aveva appositamente acquisito un'area militare al di fuori degli spalti di Castel Sant'Angelo ed espropriato e demolito alcuni edifici di proprieta' privata.

Il concorso pubblico per la progettazione del nuovo complesso giudiziario bandito dal comune nel 1880 vide vincitore l'ing. Guglielmo Calderini, gia' ideatore del quadriportico della Basilica di San Paolo. Presidente della commissione consultiva per il Palazzo fu nominato Giuseppe Zanardelli. I lavori, iniziati 8 anni dopo, comportarono sterri di notevole entita' per la messa in opera delle fondamenta a causa del terreno particolarmente argilloso. Durante i lavori furono rinvenute strutture murarie antiche, e due sarcofagi appartenenti, come risulta dalle iscrizioni, a Crepereia Tryphaena e Crepereio Euhodo.

L'edificio, imponente e monumentale, caratterizzato da forme pesanti non piú riferibili ad un preciso periodo storico, costituisce un punto di arrivo dell'eclettismo romano dell'epoca, che mirava a creare uno stile rappresentativo dell'intera cultura espressiva nazionale. Il palazzo è rettangolare, tutto in travertino, di architettura decisamente massiccia. Nel 1898, a lavori gia' molto avanzati, fu bandito il concorso per la realizzazione delle sculture decorative da collocare in corrispondenza della facciata sul Tevere. Una parata di oratori e giureconsulti doveva riassumere la continuita' storica tra diritto romano e legislazione contemporanea.

La facciata, movimenta da un corpo mediano a 3 piani e due ali più basse, fu coronata all'estremita' da una quadriga bronzea opera di di Ettore Ximenes, e da statue colossali di giureconsulti (di E. Maccagnani, E. Quattrini, M. Benini, M. Tripisciano, A. Dazzi, Ernesto Bianchi) che ornano le rampe di accesso. L'ingresso principale fu sormontato dal gruppo scultoreo della Giustizia in trono tra la legge e la forza, opera di Enrico Quattrini, che secondo il giudizio espresso dalla commissione, rispondeva perfettamente allo spirito del concorso, in quanto "risoluto, quasi a dire architettonico, senza perdere nulla delle statuarie". Nel cortile interno fu posizionata una grande statua della legge, dello stesso Quattrini, con altre statue di giureconsulti. All'interno dell'edificio nell'Aula Magna affreschi di Cesare Maccari e scolari.
Sulla facciata posteriore di Piazza Cavour gruppo bronzeo sul fastigio di P. Bartolini
Alla pesante monumentalita' esterna dell'edificio corrisponde altrettanta grandiosita' rappresentativa all'interno, caratterizzato da ampi cortili, porticati e da un numero esagerato di scaloni di rappresentanza.

L'impiego incondizionato del travertino, non supportato da adeguati calcoli statistici, gia' all'epoca pose seri problemi per la stabilita' del fabbricato.

Bibliografia: Touring club, Roma e dintorni;
Il Messaggero,
Marsilio editori, roma capitale 1870-1911, Creperia tryphaena

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