Modestino Erennio. Giurista romano del 3° (sec. d. C.), discepolo di Ulpiano. Tra il 226 e il 244 fu praefectus vigilum di Roma. Egli è uno dei cinque giuristi – insieme con Giulio Paolo, Emilio Papiniano, Upliano e Gaio – indicati dalla c.d. “legge delle citazioni”, come coloro alle cui dottrine dovevano attenersi i giudici nella decisione delle controversie (v. introduzione). Le sue opere sono principalmente manuali per l’insegnamento e per la pratica. Una delle sue monografie, il De excusationibus, è in greco: ciò ha fatto supporre o che questa fosse la lingua materna dell’autore o che l’opera fosse destinata alle popolazioni orientali, o, infine, che si trattasse di compilazione del periodo postclassico. Nel Digesto di Giustiniano I almeno 345 passi sono tratti da scritti di Modestino. La statua è opera dello scultore Augusto Rivalta (n. 1837 – m. 1925), toscano d’adozione.
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Ortensio Ortalo Quinto (n. 114 a. C. - m. 50 a. C.). Grande oratore della tarda età repubblicana, fu a Roma rappresentante dell’asianismo, stile oratorio, caratterizzato (in contrapposizione alla semplicità e all’eleganza dell’atticismo) da frasi spezzettate, ricerca del nuovo e del raro, ampollosità della forma, ecc., così detto perché asiatici erano i principali oratori di questo tipo di eloquenza. Come giurista e avvocato fu e nel processo di Verre (70) e nella discussione sulla legge Manilia (66), avversario di Cicerone che, tuttavia, stimandolo, lo elogiò nel Brutus, e gli intitolò l’Hortensius, il dialogo introduttivo delle sue opere filosofiche. Fu edile nel 75 e pretore nel 72, infine console nel 69. La statua è opera dello scultore siciliano Michele Tripisciano (n. 1860 – m. 1913).
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Paolo, Giulio (3º sec. d. C.). Giurista tra i più fecondi e tecnicamente raffinati, che si distinse particolarmente come assessore di Papiniano nella prefettura del pretorio, poi con Papiniano membro del consiglio imperiale, collega di Ulpiano nella prefettura del pretorio sotto Alessandro Severo. Fu uno dei cinque giuristi indicati nella c.d. “legge delle citazioni” alle cui opinioni i giudici dovevano attenersi nel decidere (v. introduzione). Fu autore di numerosi scritti attinenti al diritto pubblico e di opere destinate all’insegnamento e alla pratica. Risulta essere l’autore più utilizzato nella compilazione del “Corpus iuris civilis” voluto dall’imperatore Giustiniano. La statua è opera dello scultore siciliano Michele Tripisciano (n. 1860 – m. 1913).
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Ulpiano, Eneo Domizio (n. 170 circa, m. 228, ucciso dai pretoriani, nel corso di una congiura). Giurista di fama, fu uno dei cinque giureconsulti – insieme con Giulio Paolo, Emilio Papiniano, Erennio Modestino e Gaio – indicati dalla c.d. “legge delle citazioni” (v. introduzione), come coloro alle cui dottrine dovevano attenersi i giudici nella decisione delle controversie. Ulpiano fu sotto Alessandro Severo magister libellorum e membro del consilium imperiale; poi praefectus annonae, infine praefectus praetorio. Le sue opere maggiori sono i due commentari ad edictum in 81 libri e ad Sabinum in 51 libri. Circa un terzo del Digesto è formato da frammenti estratti dalle sue opere. La scultura è opera dello scultore cesenate Mauro Benini (n. 1848 – m. 1915).
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Labeone, Marco Antistio (n. prima del 43 a. C. - m. prima del 22 d. C.). Figlio del giurista Pacuvio Antistio, fu il più fertile e geniale giurista dei primi tempi dell’Impero, fondatore dell’importante scuola giuridica detta dei Proculiani, caratterizzata da una forte spinta innovatrice. Labeone raggiunse la carica di pretore, e rimase per tradizione familiare un convinto repubblicano. Gli si attribuiscono 400 libri. In grammatica seguì gli analogisti, quella corrente teorica che nella letteratura latina propugnò la necessità di conservare la massima aderenza alle regole grammaticali tradizionali, rifiutandone l’adattamento ai mutamenti intervenuti nella lingua parlata. La statua è opera dello scultore cesenate Mauro Benini (n. 1848 – m. 1915).
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