La scomparsa del Professore Natalino Irti
Per la scomparsa del Professore Natalino Irti, Emerito della Sapienza Università di Roma (già Professore ordinario di diritto civile) e Accademico dei Lincei, il Primo Presidente Pasquale D’Ascola, a nome di tutti i magistrati della Corte di cassazione, esprime con profondo cordoglio le più sentite condoglianze alla famiglia e agli allievi della Sua Scuola.
Giurista tra i più influenti e autorevoli dell’epoca contemporanea, Natalino Irti, nell’arco degli ultimi sessant’anni, è stato non solo uno dei maggiori civilisti italiani (è del 1967 la monografia Disposizione testamentaria rimessa all’arbitrio altrui, pubblicata nella Collana Studi di diritto civile diretti da Rosario Nicolò e Francesco Santoro Passarelli; è del 1970 l’opera su La ripetizione del negozio giuridico), ma anche un intellettuale che ha spaziato con straordinaria originalità e versatilità di pensiero in ogni ambito del diritto, fino alla teoria generale del diritto.
Restano fondamentali i suoi scritti dedicati all’età della decodificazione, al rapporto tra forma e contenuto (negli Idola libertatis), al significato del carattere propedeutico delle istituzioni di diritto privato (nella Introduzione allo studio del diritto privato del 1990), alla posizione del rapporto tra forma e contenuto (“questo è interiore e invisibile; quella assolve la funzione di recarlo all’esterno, e così di farlo percepibile e conoscibile”), al diritto calcolabile, all’esigenza di riconoscersi nella normatività del linguaggio.
La sua scomparsa colpisce profondamente anche la comunità dei giudici italiani.
La giustizia italiana deve molto al pensiero e alle opere del grande Maestro, per le Sue riflessioni sull’ambito e sui limiti del potere interpretativo del giudice.
Nella presentazione, all’Accademia dei Lincei, dell'opera Il giudice e lo Stato di diritto, un volume che affronta il tema dell'indipendenza della magistratura e della tutela dei diritti, Natalino Irti ricorda che lo Stato di diritto gravita sul concetto di limite. Il limite precisa e definisce i contenuti normativi. In quest’ordine di idee, la stessa indipendenza del giudice non è una proprietà naturale, metafisica o metapositiva, perché è la legge che, nella cornice presidiata dalla Costituzione, fa i giudici indipendenti. Nella trama di significati comuni risiede, secondo il Maestro, l’essenza vera dello Stato di diritto.
Si tratta di una visione che rinviene nel “diritto calcolabile” – ossia fondato su fattispecie normative, giudizio di sussunzione e metodologia ermeneutica – la capacità e la forza di offrire la relativa precisione del proprio fondamento, la positività delle scelte. La normatività del linguaggio ci stringe tutti. I fenomeni giuridici riposano su un affidamento semantico comune. Il giudice può contare sul significato delle parole. E il cittadino può prevedere che ogni giudice assegni a esse il medesimo significato.
Nell’eredità della profonda dottrina e della vastità di orizzonti di Natalino Irti, sempre accompagnate da esemplare chiarezza, il pensiero giuridico e la comunità interpretante troveranno sicuramente, anche nei decenni a venire, un insostituibile punto di riferimento.